Curare le cicatrici da varicella

Come curare le cicatrici da varicella con le tecniche della chirurgia non ablativa

Una soluzione per eliminare i segni della varicella grazie al Plexr

La varicella la conosciamo tutti. È una malattia infettiva che prima o poi si affaccia nella nostra vita con delle spiacevoli eruzioni cutanee e poi nella sua fase più acuta con delle bolle che infine danno vita a delle scomode crosticine. Tutti lo sanno e le mamme lo ripetono da anni: non grattate le crosticine! Eppure ci caschiamo con il rischio di lasciare sul nostro corpo delle antiestetiche cicatrici permanenti. In verità, a volte, quelle cicatrici si formano anche se non abbiamo toccato le benedette crosticine.

Oggi non scriveremo di cosa fare durante la varicella o come evitare la formazione delle cicatrici, parliamo piuttosto di cosa fare quando il danno è bello che consumato. Insomma vediamo come intervenire sulle cicatrici vecchie piuttosto che su quelle fresche.

Molti suggeriscono la microdermoabrasione una tecnica moderatamente invasiva in grado tramite appositi cristalli di abradere l’intera epidermide fino al derma superficiale: con la dermoabrasione è possibile correggere le cicatrici e le rughe più superficiali e migliorare gli esiti da acne o varicella anche se nessun trattamento potrà eliminarle del tutto.

Sono molti però i pazienti delusi dopo una serie spesso interminabile di insuccessi con terapie come peelings, dermoabrasione appunto o laser. Noi suggeriamo la metodica della Chirurgia non Ablativa attraverso il Plexr della GMV. Questa metodica, come sanno bene i lettori del nostro sito, nasce dall’impegno dell’Ing. Giancarlo Millevolte che ha messo a punto questa innovativa tecnologia che sfrutta i gas ionizzati dell’atmosfera generando il plasma. L’effetto sui tessuti trattati è di “sublimazione” degli stessi senza determinare alcun danno ai tessuti circostanti.

In termini pratici, il trattamento – che deve essere sempre e solo effettuato da medici professionisti e abilitati all’uso di questa metodica – inizia dai bordi delle cicatrici depresse in modo da ridurre il dislivello e permettere al fondo di risalire. Non si tratta però di una sola seduta, ma di varie sedute a intervalli di ventotto giorni. Tempi e modi di queste sedute vengono decisi dal medico dopo una attenta valutazione della singola situazione: il protocollo per il trattamento delle cicatrici post acneiche e da varicella prevede infatti un test su una metà di una cicatrice particolarmente profonda per poter verificare quanto sia migliorata la parte trattata dopo ventotto giorni e poter stabilire le sedute necessarie per raggiungere il migliore risultato.

Come sostenuto da autorevoli medici usando il Plexr si ottengono ottimi risultati che il più delle volte non necessitano di intervenire ulteriormente. Alcuni operatori integrano questa metodica con quella del Needle Shaping nelle cicatrici con notevole deplemento della componente dermica sottostante. In conclusione, qualsiasi sia la soluzione di questo inestetismo a cui vi affiderete, non dimentichiamo che le cicatrici non sono una patologia, piuttosto una reazione fisiologica che l’organismo realizza per la guarigione delle ferite che hanno solo segnato, in modo significativo, la nostra pelle.